Fiat pronta a lasciare l'Italia?
Il gruppo Fiat ha negato categoricamente di voler lasciare l’Italia nonostante sia stato proprio Sergio Marchionne ad avanzare la possibilità che l’azienda torinese sposti la sua sede principale altrove. Le dichiarazioni del dirigente sarebbero dunque state male interpretate dalla stampa secondo le alte sfere del Lingotto e secondo Marchionne stesso. Tuttavia è impossibile negare che le trattative tra i lavoratori Fiat e la Fiat stessa siano diventate la spina nel fianco del manager italo-canadese, il quale ha più volte chiesto condizioni di lavoro più favorevoli per la Fiat perché “stiamo perdendo denaro rispetto alla concorrenza”. La verità è che le cinque grandi fabbriche Fiat dello stivale sono diventate generatrici di tensioni negli ultimi anni, da un lato i lavoratori, che pure sarebbero disposti a lavorare più del normale, dall’altro i sindacati, ma oramai è solo la FIOM a lottare contro lo strapotere che Marchionne potrebbe ottenere coi nuovi contratti, continuano a rappresentare un problema per i dirigenti che chiedono più lavoro e a condizioni dettate da loro, e per assicurarsi la stabilità nelle fabbriche cercano di limitare il potere dei sindacati. Da una parte la FIOM sta facendo una lotta giusta in difesa dei lavoratori e dei loro diritti, d’altro canto i manager Marchionniani cercano di avere il sopravvento sui sindacati per far crescere l’azienda (o almeno si spera). La situazione oramai è decisamente tesa e Marchionne inizia a temere che il problema possa acuirsi e radicalizzarsi anche oltreoceano, dove pure ha avuto qualche discussione coi sindacati locali. Tuttavia secondo Marchionne gli oppositori sono una minoranza che osteggia e ritarda gli investimenti del Lingotto in Italia:
"C'è una tirannia della minoranza sulla maggioranza. Uno su dieci dipendenti mi va a condizionare come funziona l'azienda. Fiat non può essere vittima di una minoranza. Non possiamo decidere con la maggioranza di fare una cosa e poi girarci e vedere una decisione presa altrove che è diversa. Io così non posso investire, parliamo di miliardi di euro non di aprire un supermercato".
L’addio della Fiat all’Italia è un tema scottante degli ultimi anni che probabilmente continuerà a fare notizia ancora a lungo, sia per il futuro dell’azienda sia per gli aiuti sostanziosi ricevuti negli anni di crisi dallo Stato. Purtroppo la vicenda Fiat non è unica perché anche negli altri paesi europei la crisi sta portando molti stabilimenti a chiudere in via definitiva e di conseguenza a lasciare molti dipendenti senza un lavoro, la differenza è che non tutti gli altri stati rischiano un crollo finanziario come l’Italia e perdere una grande azienda come la Fiat non potrebbe far altro che male alla nostra già pessima situazione economica.


























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