Aston Martin: Ugur Sahin propone Gauntlet

Giovedì 8 aprile 2010 da: Anonimo | 1,726 visualizzazioni

Mi tolgo il cappello e mi inchino. Lui è un designer. Lei una costruttrice di capolavori. Come la mettiamo, se si incontrano per una notte? Una sola, fuori dal letto coniugale! O talamo florido di esotica drammatica bellezza. Questo gentiluomo, Ugur Sahin, è un disegnatore con la passione per l’auto che ha realizzato alcuni spavaldi esercizi di stile. Una matita fluente, fluida, la sua. Dolce come il miele, riflettente, traslucida. La sua passione, sprizzando da pori non meglio precisati, ha portato alla decorazione di fogli (elettronici) con veicoli di rara emozionante immaginifica squisitezza. Corvette e Ferrari, queste ci sono già passate, sotto il suo occhio esaminatore, estroso.

Ora tocca ad Aston Martin. Il suo ultimo progetto, denominato Gauntlet, coniuga spunti di design fino a giungere ad una sintattica fusione di metallo sensuale e aggressività brutale. Il frontale è tutto di quella pregevolezza fatta di One-77 e delle vecchie di casa. Bocca grandissima, tagli netti, durissimi (come un coltello nel docile burro). Fari socchiusi, affilatissimi. Graffi. Insenature nel cuore della lamiera. Passaruota allargato. Aggressiva. Balzante. Tesa come un arco. Bassa come una predatrice. Larga come una piattaforma plasmata ad arte. Ha un che di felino, di leopardiano (l’animale, non il letterato).

Lateralmente, è sinuosa come una danzatrice del ventre. Le linee convergono ovunque. Non c’è un punto lasciato al caso. Guardatela. Taglio della finestra simile ad una foglia. Linfatica. Vene di metallo solcano tutto il corpo. E quel passaruota posteriore. Rialzato. Ostentato. Preso dalla nostrana 8C Competizione, ma che qui ci sta tutto. Il posteriore, invece, è risolto in una contrazione poco incline alle definizioni. Aggressiva in ogni centimetro, come fosse pervasa da una rabbia ancestrale, anacronistica, riluttante alle pieghe. Si ravvisano tratti della roadster Tesla, ma l’altezza imposta potrebbe anche ricordare una parentela Spyker. Anche qui, graffi, tagli, segni, linee, strappi nella carrozzeria, ferite di una battaglia mai combattuta, mai conclusa. Energetiche spinte a destra e a manca. I gruppi ottici si fanno liquidi, acquosi, sottili come due boomerang, ma perniciosi come artigli di fantastiche creature. Aprite il cancello.

Digitate la combinazione segreta. Accendete le luci. Trovate un qualche spazio libero, lontano dalla vista invidiosa degli altri occupanti. Il vostro garage cerebrale sta per essere riempito di una nuova, inesistente ma altrettanto presente sportiva. E sta per scatenarsi una rivolta civile, tra le vecchie avventrici. Gelose di cotal dolce soave bellezza. Di tanta schiacciante modernità.

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